Stasera esco, ma non bevo.
Sembra quasi un mantra tibetano che mi gira nella testa, il problema è che non mi si apre il chakra del terzo occhio, ma quello dello stomaco con conseguente fuga del fegato attraverso una “zip di sicurezza”. Ciao fegato!
Esco di casa e nel frattempo ripeto il mio mantra nella testa. Non sarà facile. So già che una volta giunto al pub gli astanti mi ascolteranno e rideranno di me, buttando i miei buoni propositi nel lavandino.
Però ci provo lo stesso.
Entro nel locale, saluto i conoscenti, fingo di salutare gli ipocriti e mi siedo al banco. Solito sgabello, solito posto, ma a differenza del giorno prima ordino un caffè con un bicchiere d’acqua perché questa volta io non bevo.
Il barista ride, mi guarda con in mano la bottiglia del mio amaro preferito e i cinque sensi mi tradiscono ricordandomi gli odori e i sapori di quelle 32 erbe di montagna distillate con lo stesso amore certosino con cui Antonio Banderas prepara le sue fette biscottate.
Io però ho un mantra da rispettare, credo nel mio “credo” e sorseggio l’acqua come nella mia immaginazione farebbe un gentiluomo inglese.
Stasera esco, ma non bevo.
Il problema vero è che in un paese piccolo come il nostro, dove la sera è aperto solo un pub, qualche kebabbaro e i ristoranti-pizzerie, è facile incontrarsi tutti, perciò sono consapevole che ogni volta che entrerò in uno di questi locali ci sarà un amico dei tempi andati piuttosto che un conoscente da salutare calorosamente con il quale intrattenersi. Io però ho detto che stasera esco, ma non bevo. Nessuno potrà togliermi questa idea. Declino tutte le offerte di un brindisi in compagnia e nervosamente guardo l’orologio aspettando gli amici con cui uscire, per fare un po’ di goliardia in compagnia, da un’altra parte.
Intanto che aspetto, mi accorgo di come un paese con indici di fabbricabilità e una densità di popolazione pari a un ex quartiere sovietico di Belgrado, si stia trasformando in un quartiere dormitorio, ennesimo agglomerato cementizio al ridosso di una città che vuole farsi chiamare metropoli anche se non ci vive nessun Superman. Puoi pensare quello che vuoi, ma il pub è un servizio come altri. La gente viene, spende soldi e tempo, vive il territorio e crea un movimento anche economico il quale porta un piccolo indotto.
Se però trasformi la città in un quartiere dormitorio, agli occhi sonnambuli della gente dormiente il pub diventa un grande fastidio, un disservizio!
Un pub, mi ripeto, è un servizio, averne uno solo in centro è un segno di degrado se si pensa che in alcune località montane il rapporto di pub/osterie per abitante è di 1 a 100 e non 1 a 17000, come nel caso di Bovisio Masciago. Questo significa che il paese non è in grado di attirare attività che intrattengano i cittadini e tutti ci rifugiamo in un abbonamento s Sky.
È anche vero che il popolo dei locali notturni è rumoroso, fastidioso, spesso ubriaco e maleducato, per niente rispettoso dell’ambiente che lo circonda. Una tribù selvaggia che cerca parcheggi come bufali. Ma la responsabilità però non è del pub, ma del nostro senso civico,
Nel frattempo, gli amici non si vedono ancora e sono sobrio e se da sobrio penso tutto questo, vuol dire che bere fa male, perché certi ragionamenti non possono essere fatti ad un’ora tarda della sera mentre sei per strada, fuori dal locale, al freddo, ad aspettare.
Stasera esco, ma non bevo.
Mi ripeto la litania e incomincio ad avere dei problemi psicosomatici allo stomaco. Penso “Stai calmo se no ti do altra acqua”.
Finalmente arriva chi sto aspettando e gli cammino incontro sorridente sperando mi porti verso orizzonti lontani che non hanno fine. So che vivremo avventure fantastiche e con il cuore colmo di gioia sfogo le mie ansie insultandoli tutti per il ritardo. Loro interdetti mi guardano e mi chiedono: “Tu sta sera come stai?”
Stasera esco, ma non bevo.
Ridono. Io mi sento ridicolo.
Sta era esco, ma non bevo.
È il mio mantra e nessuno potrà mai convincermi del contrario. Se non quei fetenti, proprio loro, che celandosi dietro la maschera dell’amicizia mi portano sulla via della perdizione. Se vi chiedete “come” è molto semplice: mi propongono di andare da nessuna parte.
Esattamente, da nessuna parte.
Rimanere nello stesso identico posto, pieno di lugubri e alcoliche tentazioni che fino ad ora ho evitato. Ho un mantra da rispettare e dei diavoli tentatori che mi portano sulla cattiva strada. Così rientro, schermandomi dagli sguardi di tutti quelli che un attimo prima avevo silurato dicendo che me ne andavo, qualcuno simpatico mi sbeffeggia pure. Così la serata prende una piega diversa da quella inziale.
Se il sorriso del barista prima era provocatorio e tentatore, ora invece diventa il sorriso amichevole di chi sa che sta facendo la cosa giusta.
Quelli che prima volevano offrirti qualcosa ora invece pretendono che paghi il prezzo della vergogna offrendo loro da bere, brindando insieme e siccome ho a che fare con dei lord, essi si sdebitano offrendo a loro volta una gustosa bevanda alcolica. E dopo il secondo brindisi? Di nuovo, offro io per sdebitare lo sdebito, cominciando una ruota della tortura che farebbe di un’oca un paté.
Stasera esco, ma non bevo.
I sintomi li conosco bene, vista annebbiata, ridi per una qualunque cavolata e diventi molto più socievole. Tendenzialmente sono molto timido, anche se chi mi conosce ne dubita assai, faccio fatica a intraprendere una nuova amicizia a meno che abbia un armonizzatore per socializzare, ad esempio un amico in comune che ti presenta piuttosto che un gusto, hobby, interesse, passione o ex moglie in comune. Senza questi non sono molto socievole risultando anche parecchio antipatico alle volte.
Però io avevo un mantra che è andato farsi fottere ed ora continuo a chiedermi che senso ha spendere tempo e danaro in bevande alcoliche fino ad un principio di stordimento e oltre.
L'ora di chiusura è passata da un pezzo e mi ritrovo in un luogo che potrebbe essere un sacco di posti e che in quel momento è di sicuro il centro del mio mondo. Potrei essere nel retro del locale o in macchina a dormire. Non so dove sono e tutto gira intorno a me.
Ho solo una frase in testa: “Stasera esco, ma non bevo… mas stasera sono uscito? Davvero?”.
Quello che in realtà dovrei chiedermi è perché mi ritrovo a trascorrere la serata nello stesso posto, passando gran parte del mio tempo a bere e con me molti altri. Vedo giovani che schifano le sigarette e le droghe leggere preferendo bevande con una percentuale alcolica decisamente alta, diventandone veri esperti.
Però io continuo a chiedermi che senso ha spendere tempo e danaro in bevande alcoliche fino ad un principio di stordimento e oltre? Forse perché non ho nulla da fare, forse perché non ho di meglio da fare o forse perché in un qualche modo mi ritrovo solo, svogliato, stanco e senza attrattiva in ciò che mi circonda.
Probabilmente, a causa della globalizzazione dei consumi (e non del mondo), tutto quello che mi circonda ha un gusto di già visto, sapore di vecchio, odore di naftalina. Siccome la moda del momento è: “Se è rotto buttalo!”. Se una cosa l’hai già fatta, non rifarla”, in questo modo tutto diventa niente.
So una cosa.
So che per questa cosa c'è una sola cura: un mantra.

