Buongiorno cari lettori e benvenuti sul blog "Avere vent’anni”. È sicuramente troppo serio e noioso, ma rende il concetto.
Avere vent’anni parla di cosa vuol dire, di cosa si prova, di cosa succede a noi giovani della Brianza partendo dal mio adorato paese natale che è Bovisio Masciago.
Potrei raccontarvi un sacco di cose per iniziare, da un’accorata critica alla nostra società dove i più giovani schifano le sigarette, ma hanno più informazioni sul “whisky” di quelle che ne sa uno scozzese con il kilt e sotto non porta nemmeno le mutande.
Oppure potrei parlarvi di come la criminalità organizzata permea nella nostra vita, dove sentirsi dire frasi come: “la mafia è ovunque” è una quotidianità anche al nord.
Infine potrei raccontare di come le posizioni sociali, gli “status simbol” e le tribù giovanili si sviluppano, si muovono e in quale credo professano la loro fede.
Oggi non farò niente di tutto questo e inizierò raccontandovi il mio capodanno.
Capodanno è la festa comandata più emancipata del calendario. È una festa che per qualche ragione ancora oscura è d’obbligo passare con gli amici, una festa che definirei “no parenti party”. Forse perché il Natale è considerato religioso e “felice”, aggettivi che comportano l’obbligo di doverlo festeggiare con la famiglia come la Pasqua.
I giovani, sempre più giovani, ormai tendono a festeggiarlo praticando “l’after”, cioè un party che dura dall’inizio della sera alla fine della notte, ma può arrivare anche a durare 24 ore e passa.
La cosa più easy è la festa a casa di un qualche amico, che avendo sacrificato lo spinello preferito alla propria divinità pagana riesce a cacciare i genitori di casa e ad averla libera per invitare amici, i quali aderiranno alla pratica, ormai di prassi, del “adotta anche tu una bottiglia di superalcolico per sta sera”, vi lascio immaginare.
Altre versioni del Capodanno sono di raggiungere l’amico solo soletto in Erasmus in qualche capitale europea in maniera da poter scroccare quanto basta (vitto e alloggio) o di affittare una casa in montagna, questo perché è inverno e se non festeggi una festa invernale sulla neve, che festa è?
Infine c’è il modo, a me più sgradito in assoluto, la discoteca! La quale faccia tendenza in una qualche località di tendenza con “soggetti” che vogliono tendere.
Il mio capodanno è iniziato con una serie intensa di messaggi scambiati su whatsapp (abbr. wa) qualche settimana prima che mi hanno portato ad accettare con gaudio e tripudio l'invito delle amiche a una festa in montagna sopra Bergamo.
Partenza al buio, so solo dove devo andare e neanche con tanta precisione, tra l'altro in quei giorni sono a casa da solo quindi il 31/12 mi sveglio e inizio sistemando la casa senza neanche minimamente pensare ad informarmi sulle condizioni climatiche del luogo in cui andrò a festeggiare. Chiudo tutte le tapparelle, pulisco la cucina e mi metto una camicia – le amiche pretendono il rispetto del dresscode – e una felpa abbastanza elegante da non farmi sembrare un “robboso”, senza però considerare che in montagna ci sia la neve, gli sciatori e un freddo cane.
Ovviamente devo e ripeto DEVO fare una partenza intelligente, quindi con la macchina a secco schifo tutti i benzinai poco costosi e iper-trafficati preferendo l'autogrill e i suoi muffin. All'autogrill ci arrivo, ma sul carro attrezzi, dopo aver passato un’ora in una piazzola di sosta all'altezza di Agrate, magari mi avete pure visto.
Così, dopo la breve disavventura, io e le mie due passeggere continuiamo il viaggio verso i monti.
E finalmente dopo circa 4 ore arriviamo sulla neve. Sì, la neve. Niente di più candido e bello, madre natura a creare la neve ha fatto una cosa stupenda ma diamine che freddo e penso: “perché figa non mi sono coperto di più?”
Affrontando anche il freddo ci mettiamo a girare per l'allegro paesino ricongiungendo vari pezzi della compagnia e raggiungendo il nostro “campo base”. Un simpatico appartamento da tre metri per due dove avremmo dovuto dormire in 15.
Doveva essere un capodanno al buio con un gruppo abbondante di milanese definiti dal nostro “contatto”, scialli.
Piccolo inciso: sciallo è un termine di probabile derivazione araba che indica una persona, una situazione tranquilla e rilassata senza troppe pretese e abbastanza alternativa rispetto alla moda, o almeno così funziona in Brianza.
Per capirci eravamo in 15 di cui: io più 2 amiche, 2 amiche delle amiche, 1 amica di contatto per l’imbuco, 2 ragazze che a fine serata mi sorrideranno facendomi gli auguri delle quali non so il nome, 1 ragazza fidanzata con qualcuno che “ci raggiunge alla festa, ma in tanto flirto con te illudendoti io sia l’ennesima donna mancata della tua vita” e poi dei maschi ai quali non mi interesso più del dovuto. Con questo non voglio iniziare una critica ai giovani metrosessuali o ai ragazzotti di città che sfogano le loro frustrazioni metropolitane su automobiline da X-mila euro a 190 all'ora sulla neve, ma lo sto facendo e finalmente sono felice di aver sfogato il mio odio.
Il loro essere scialli lo dimostrano portandoci a mangiare in una pizzeria da 10 euro menù completo.
23e30 siamo ancora nella pizzeria e a me sale l'ansia.
23e40 partiamo.
23e45 sbagliamo strada
23e52 l'hashtag #CapodannoInMacchina comincia a circolare nelle nostre menti.
23e56 arriviamo alla discoteca, sfanculiamo tutti e ci buttiamo dentro di corsa pagando l’ingresso a una persona a caso e preparandoci per festeggiare.
Quando però inizia il conto alla rovescia siamo ancora frastornati e non ce ne rendiamo conto. Iniziamo a fare gli auguri a caso e ci rechiamo al bancone a bere.
Siccome guido, ordino un long island e dopo circa dieci minuti mi ritrovo con mano un bicchiere ripieno fino a metà di ghiaccio e un misterioso liquido arancione che con aria malefica del tipo la magia nera esiste e la barista è una strega. Lo guardo attonito cercando tracce di scaglie di drago e bava di vampiro sonnambulo e lo faccio assaggiare a chi mi capita a tiro valutando poi le condizioni cliniche dell'ignaro assaggiatore.
La serata prosegue con musica tipica da discoteca, dal tunzi-tunzi al revival passando per le pietre miliari della canzone italiana che tanto a quelle basta metterci sotto una base tunzi-tunzi e tutti se la cantano con gioia come niente fosse. Il deejay accompagna il tutto con frasi notevolmente insensate volte a smontare di ogni significato ideale e oggettivo quello in cui credo, proponendo degli slogan che nemmeno Fabio Volo, il capo ultrà della tua squadra e quella vecchia suora che ti ricordi dai tempi dell'asilo tutti insieme sarebbero in grado di propinarti; partendo da una versione remixata del discorso “I have a dream” di M. L. King, a tamarrissime versioni di canzoni che i miei genitori mi fanno ancora oggi ascoltare su vinile con una nota di nostalgia.
A metà serata succede il fattaccio.
La compagnia a cui ci siamo aggregati non ci brillava di grande simpatia e noi 5, si perché si erano aggiunte altre 2 amiche alle 2 amiche, ce ne stavamo beatamente per i fatti nostri. loro ballavano mentre io pensavo, ballando, a questo post. Perso nei miei pensieri, vedo che il nostro “contatto” si avvicina alle mie 4 amiche e gesticola, gesticola e gesticola ancora. Perché diamine non sono andato al seminario sul linguaggio dei segni?
Sarà per colpa dell'alcool, sarà per colpa della musica, ma faccio un viaggio. Viaggio in un mondo fatato e illusorio dove la ragazza gesticolante sta cercando di accoppiare le ragazze 1,2,3,4 ai suoi amici con la stessa nonchalance con cui la segretaria di un dittatore africano sceglie le prostitute da portare a corte. Il mio viaggio termina quando la giovane messaggera raggiunge i divini metrosessuali e porta la sua ambasciata, un No secco. Quando mi rendo conto che questo è veramente accaduto, penso: “Brave, ragazze!”
A fine serata, verso le 5 del mattino, mentre alcuni minacciano di proseguire la festa pensando che quello fosse solo l'inizio, si arriva a discutere per il prezzo del pernottamento. Spendere 30 euro per una notte in un monolocale, per terra, insieme con altre 15 persone, non ne vale la pena, così tagliamo corto con i nostri nuovi ex amici, i quali mi stavano pure antipatici (adesso lo posso dire) e ce la dormiamo in macchina a 600 m.s.l. vicino la neve e con -5 gradi. Dopo un paio d'ore, quando il gruppo di disadatti che mi sento di capeggiare poiché dormo sul sedile guidatore, diventa insensibile all'automobile-motel, il sole ci sveglia, ci guida al bar più vicino, dove ci facciamo gli auguri e partiamo.
L'A4 alle 9 del mattino è una strada verso il paradiso, enorme e vuota arteria che ti guida verso il pulsante cuore della regione.
Alle 10e30 dopo esattamente 24 ore, mi infilo nel mio letto definitivamente e mi addormento.
Credo di essermi divertito nonostante tutto, anche se mi rendo conto che sono un “disadattato da discoteca”. Non mi trovo a mio agio e sono costretto per il resto dei miei giorni a far parte di quella minoranza che frequenta le disco perché costretta da donne – amiche o fidanzate che siano - le quali sanno essere alle volte molto convincenti.
Pensare di aver passato un capodanno come, credo, un vero fan di Barbara d’Urso, Maria de Filippi e il giudice Santi Licheri mi ha reso orgoglioso della minoranza sociale alla quale appartengo.
Mi rimane solo un dubbio, ma quei milanesi erano veramente scialli?

