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Ergastolo per Pietro Conforti accusato dell'omicidio di Pulerà.

Richiesta la pena massima per il bovisiano che uccise un gestore di night club a Tortona nel 2012

Redazione BovisioMasciagoNews.Net
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Questa settimana è iniziato il processo per l'omicidio di Giuseppe Pulerà, titolare del night club di Tortona "Leopard" , assassinato un anno fa per mano del bovisiano Pietro Conforti.


Nell'udienza di lunedì il procuratore Bruno Rapetti, assieme alle parti civili costituitesi, ha richiesto una condanna all'ergastolo per Conforti e 20 anni di carcere per i componenti della banda: Jorge Josè Yunga Ochoa, 25 anni originario del Venezuela, Ivan Selman, 32 anni di Bollate, Salvatore Cavaliere 32 anni, nato a Cassano allo Jonio, residente nel Milanese.


L'operazione d'assalto è stata possibile grazie alla collaborazione di una basista, una ragazza che lavorava nel night di Pulerà, la colombiana Elena Luz Chavez di anni 30, che forniva ai complici le informazioni sugli spostamenti del titolare, sapendo che era solito portare con sé ingenti somme di denaro. Per quest'ultima l'accusa ha chiesto 16 anni di reclusione.

 

    

(Da sinistra: Pietro Conforti, Yunga Ochoa, Salvatore Cavaliere, Ivan Selman e Elena Luz Chavez)

I fatti.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, la sera del 13 maggio 2012, un commando preparato e ben informato, parte dalla Brianza alla volta di Tortona per rapinare il Pulerà sul suo furgone, dell'incasso del night club.  Alle 21.30 circa quattro banditi a bordo di una Golf hanno avvicinato il furgone di Pulerà, costringendolo così a fermarsi.
Nella colluttazione sono partiti alcuni colpi di pistola che hanno ferito gravemente il proprietario, causandone la morte avvenuta cinque giorni dopo. Gli spari hanno anche ferito la gamba di una delle ballerine a bordo con lui.

Dopo gli spari la banda scappò e rientrò in Brianza. Nel frattempo la madre di Yunga Ochoa aveva denunciato il furto dell'auto, ma quando i Carabinieri la ritrovarono in città non molto distante dal luogo in cui era stata denunciata, incontrarono anche molte contraddizioni nelle spiegazioni della donna e del figlio. I Carabinieri di Tortona intanto avevano visionato le immagini dell'omicidio da alcune telecamere a circuito chiuso. Dopo attente analisi ed indagini, due mesi dopo, venne fuori il nome di Yunga Ochoa, bloccato in aeroporto mentre cercava di fuggire all'estero. Dalla sua confessione vennero fuori i nomi dei complici e la descrizione degli eventi.

La sentenza è attesa già per il 5 luglio in quanto il processo segue il rito abbreviato.

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