Criptovalute: la nuova chiave per vendere cannabis

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Lo scorso gennaio la California è stata l’ottavo Stato americano a legalizzare la cannabis a scopo ricreativo. Partendo dall' Alaska, per passare al Colorado, al Maine, ma anche Massachusetts, Nevada, Oregon e stato di Washington hanno fatto la medesima cosa, mentre in tanti altri Stati come l’Arizona la cannabis è legale solo per uso terapeutico.

La realtà della marijuana è un argomento molto forte negli Stati Uniti, un’industria che nel 2017 utilizzava 121mila persone e che l’anno scorso è stata coinvolta in un giro d’affari di nove miliardi di dollari, che potranno divenire quasi cinquanta entro dieci anni.

Criptovalute: come usarle per l’acquisto di cannabis

L’unica maniera per acquisire medicinali, semi, e bustine di Lemon Haze è quindi attraverso il contante. Oppure poi, ci sono le criptovalute. Per ovviare a quelli che sono gli ostacoli finanziari, da qualche anno le monete virtuali stanno andando alla ribalta in quel che èil mondo della marijuana. La soluzione è semplice: costruire un network di transazioni digitali che si vadano asostituire a quelle bancarie, liberando operatori del settore e consumatori dal peso di un mercato che può andare avanti solo se si usa il contante.

La prima ondata di Ico della cannabis è cominciata nel 2014. Potcoin, tra le criptovalute del settore più diffuse oggi, è nata proprio quell’anno. Nonostante sia stata a lungo poco apprezzata, è andata alla ribalta l’anno scorso dopo aver sponsorizzato il viaggio in Corea del Nord della leggenda Nba Dennis Rodman. Una trovata che ha consentitoun interesse maggiore degli utilizzatori della criptovaluta, oggi in vendita in circa 800 località di 35 paesi grazie a General Bytes, uno dei più importanti sportelli di bitcoin al mondo.

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Acquisto cannabis: quali criptovalute?

La criptovaluta più diffusa è tuttaviaHempcoin, progetto open source che a gennaio scorso aveva un valore di soli 0,55 dollari, per una capitalizzazione di mercato di oltre 127 milioni di dollari, la più alta nel settore e la 148esima più grande tra le altrecriptovalute. Più che sul rapporto consumatore-rivenditore, essa si basa soprattutto sulle transazioni antecedenti, ossia quelle tra aziende agricole che si occupano di produrre cannabis e trasformatori e rivenditori.

Ad oggi le criptovalute della cannabis sono di gran lunga più alte del dovutograzie a progetti che nascono e si sviluppano in particolare tra gli Stati Uniti e il Canada. Cannabiscoin, Budbo, Phytocoin sono solo alcune di esse, mentre da pochi giorni stanno cominciando ad emergere nuove crypto come Pavocoin. Icobox, l’azienda che la gestisce, si è prefissata di raccogliere 65 milioni di dollari tramite la sua Ico. “Crediamo che la blockchain sia il mezzo perfetto che legherà tutti i partecipanti al mercato in un unico sistema coerente, trasparente, sicuro e sostenibile, e il nostro obiettivo è diventare il mercato definitivo per questo settore in continua espansione”, sono state le paroledell’amministratore delegato ErhanCakmak.

In una simil situazione, l’Europa non resta impasse. Per quel che riguarda il discorso delle criptovalute della cannabis attualmente è ancora marginale, anche se non mancano esperienze a noi più vicine. Un esempio è Canabio, realtà che operanel mondo della cannabis terapeutica. Con il solo scopo di raggiungere gli obiettivi del progetto, negli scorsi mesi ha avuto una generazione di cento milioni di dollari sotto forma di Cnb Token, una criptovaluta distribuita sulla blockchainEthereum che si occupa progetti nell’industria della cannabis. La raccolta avrà durata di due anni, dal primo gennaio 2018 al 15 dicembre 2019 e lo scopo è raccogliere dieci milioni di Cnb Tokens, circa quattro milioni di dollari (un Cnb vale 0,4 dollari).

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