Eugenio Finardi in "Fibrillante" Tour. Intervista esclusiva.

Suonerà a Bovisio Masciago venerdì 10 ottobre. Prima del concerto il cantautore "molto rock" ci ha concesso un'intervista telefonica.

| di Stefano Carpedi
| Categoria: Arte
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A cura di Stefano Carpedi.

Eugenio Finardi è un pezzo di musica italiana, un cantautore molto “rock”, figlio di una cantante lirica americana trasferitasi in Italia e di un tecnico del suono bergamasco, ora padre di una ragazzina di 15 anni, ha doppio passaporto italo-americano.
Inizia la carriera negli anni ‘70 in gruppi come i Tiger, Il Pacco, insieme ad altri musicisti come Fabio Treves e Alberto Camerini. Il suo primo album è stato “Non gettate alcun oggetto dal finestrino” carriera che va avanti con l’ultimo lavoro “Fibrillante”.

A Bovisio Masciago, venerdì 10 ottobre, presso il teatro La Campanella, suonerà con la sua Band (Marco Lamagna, Paolo Gambino, Claudio Arfinengo e Giuvazza) il nuovo album “Fibrillante” oltre ai grandi successi che hanno reso Eugenio Finardi parte integrante della musica italiana.

Parlo con Eugenio Finardi al telefono, ci scambiamo domande e risposte attraverso i nostri auricolari, sfidando le interferenze che la tecnologia moderna ci pone e mentre parla sembra di sentirlo cantare.

D. Cosa ci dobbiamo aspettare dal concerto di Bovisio Masciago?
R. Ormai siamo alla fine del tuor, uno spettacolo provato e rodato sotto tutti gli aspetti, perfetto e caldo, decisamente coinvolgente

Ma non è un po’ strano un Rocker in teatro?
No , anzi, preferisco il teatro per il mio pubblico, preferisco il teatro ai locali come luogo chiuso in cui suonare, con un pubblico seduto e comodo. Lo spettacolo dura circa due ore, dove ai miei grandi successi e le musiche di Fibrillante, si alternano monologhi in cui racconto le canzoni che porto al mio pubblico.

Un pubblico che sentirà di nuovo un Finardi Rock dopo 15 anni…
(rubandomi le parole di bocca)…che ho passato a sperimentare passando dal blues al fado portoghese. Ho esplorato tutte le mie passioni musicali anche perché nel 1998 ero stufo e volevo cambiare, così ho cercato di conoscere ed interpretare la musica a 360° gradi ed ora grazie anche al produttore, Max Casacci, porto di nuovo la mia musica degli anni 70-80 con un suono più contemporaneo.

Un Finardi rock, che come ha detto lei in altre interviste, torna a cantare contro un medioevo moderno, questo perché ritiene siamo socialmente tornati al 1960?
No! Peggio! Siamo agli inizi dell’800, siamo governati da principi potenti che grazie ad un clic possono spostare capitali, economie, creare crisi e rovinare stati. Fibrillante è contro tutto questo.

Chi altro porta avanti questo genere di lotta?
Io ho una figlia di quindici anni e quindi sento la musica che gira nell’aria e che mi porta lei. Ritengo che i cantanti che lottano contro i tempi moderni, facendo nomi e cognomi, siano i “rapper”, quelli legati soprattutto ai movimenti delle Posse degli anni ’90. Loro sono quelli che lottano, mentre i miei colleghi cantautori sono più timidi e i giovani autori preferiscono concentrarsi su altri temi di magari meno impegnato dal punto di vista sociale e politico, rinunciando di fatto alla ribellione.

Lei che cantautore è?
Io da sempre sono uno di nicchia, messo e considerato nella nicchia, diciamo che sono più le cose che “NON sono” rispetto a quelle che “sono”. Non sono un cantautore impostato secondo la scuola francese come Guccini e altri, sono uno che amava il rock e ha cercato di portare il rock in Italia, facendo qualcosa di diverso dallo stile americano e inglese, dandogli una nota tutta italiana, tutta mia. Grazie anche all’esperienza iniziale con musicisti quali Demetrio Stratos degli “Area” o Alberto Camerini.

Mi diceva di essere molto contento di venire a Bovisio Masciago, appunto se le dico Brianza…
Io dico casa. Ho vissuto a Carnate per 10 anni, conosco la Brianza e sono davvero felice di poter portare questa mia nuova esperienza musicale in queste terre. Provincia che spesso racconto ai musicisti della mia band, dicendogli che è davvero diversa da tutte le altre aree sub-urbane e provinciali di Italia, paesi che non sentono per nulla l’influenza di Milano, la Brianza è un continente a parte, una realtà a sestante. Per queste ragioni ci tengo a suonare a Bovisio Masciago, per il suo pubblico e dei paesi limitrofi.

Cambiando argomento, cosa consiglia ai giovani gruppi di Bovisio Masciago?
Che il successo è un participio passato, un verbo.
Qualcosa che succede. Il successo non va inseguito, va seguita e amata la musica raggiungendo sonorità originali. Attraverso soprattutto facebook mi arrivano molte tracce musicali di giovani che vorrebbero emergere, ma sento sempre le stesse cose, musicisti bravi che tendono ad imitare o somigliare ai loro musicisti preferiti.

Molti gruppi, fra l’altro, scelgono l’inglese all’italiano. A me non piace e a lei?
è comprensibile come scelta, anche perché si sente poca musica italiana… anche io ne sento poca, la musica pop italiana è decaduta ed è diventata inascoltabile, se uno ascolta rock inglese è ovvio che canta in inglese… se poi nessuno canta in italiano quindi rimangono solo pochi cantanti e poche canzoni che faticano a piacere.

Questi commenti derivano anche dalla sua esperienza, con Morgan, agli “Home Visit” di X-factor?
Non so se si può dire, ma sono stato con Morgan che è il coach dei gruppi e ho sentito 6 gruppi i quali mi hanno fatto vivere l’esperienza di una musicalità nuova, originale, diversa e decisamente innovativa. Una scrittura polifonica densa e intensa che nel pop italiano è da considerarsi una tradizione perduta. Sono partito titubante e mi trovo rasserenato.

Altri programmi come The Voice e Amici?
Amici non l’ho mai visto, mentre The Voice l'ho seguito saltuariamente insieme a mia figlia e anche lì ho visto qualche buon musicista, ma poi siamo in Italia e ha vinto una suora…

Oggi torna di moda anche il dialetto e il “Folk”…
Il dialetto è bello ed espressivo mentre l’italiano è una lingua artificiosa. Il problema è che il dialetto non è per tutti. Oltre al fatto è che in Italia solo Napoli e la Sardegna mantengono un forte e antico passato musicale, invece in Lombardia si reinterpretano altri generi. “De Sfroos” ad esempio è un bluesman mentre i Modena City Rambler, con cui ero l’altra sera, fanno una musica irlandese reinterpretata. Al nord Italia rimangono solo i canti delle mondine, io stesso agli inizi della mia carriera feci un pezzo rock su un canto delle mondine, ma è una tradizione sempre ottocentesca, forse nelle nostre corde c’è più la lirica che la canzone popolare…

...Si, infatti mio nonno mi cantava Verdi mentre lavoravo l’orto…
E mia mamma era una cantante lirica americana venuta in Italia…

Un mio amico, suo fan, l’ha definita un “libro” della musica, a quale pagina la devo aprire?
Beh, tra i miei colleghi penso di essere il cantautore più musicale, cioè colui che ha puntato più sulla musica che sui testi, penso comunque che il capitolo che andrebbe sfogliato sia quello della blues che è la mia musica e la mia passione segreta. Si penso sia il capitolo più interessante.

Per concludere, oggi, che è il tempo dei TAV, come facciamo a “non gettare gli oggetti dal finestrino”?
(Ride)
È difficilissimo… scelsi quel titolo per il mio primo album perché quando ero giovane giravo con un cacciavite in tasca e mi divertivo a staccare le etichette e gli adesivi per poi attaccarle su un muro. In particolare “Non gettate alcun oggetto dal finestrino” mi colpì tanto da sceglierlo come titolo per il mio album.

Durante questa intervista ho avuto la possibilità di ascoltare chi ha fatto parte, come musa e come voce, della mia “playlist” personale che mi accompagna nei tragitti quotidiani. Un cantante con un carisma che colpisce, soprattutto per la sua onestà nei commenti sui tempi moderni e la sua capacità di analisi della musica. Un cantante che ha scelto la musica per vivere e ha trovato il suo modo di viverla, portando così un pezzo della sua vita a Bovisio Masciago. La dimostrazione che la notorietà arriva soltanto amando le proprie note, pensando al piacere di suonarle e non alla brama di successo.

Stefano Carpedi

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